ISTRUTTORI SPORTIVI: OBBLIGO DIPLOMA ? QUANTA CONFUSIONE!!!!!

Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un “bombardamento” di notizie circa l’obbligatorietà, a meno, del possesso di diplomi e/o certificazioni rilasciati dal CONI (attraverso Federazioni Sportive o Enti di Promozione Sportiva).
Il quesito è duplice: Per poter beneficiare della opzione di cui agli artt. 67 e 69 del TUIR (compensi/rimborsi sportivi dilettanti) è necessario possedere un titolo specifico? Per poter insegnare in una ASD/SSD sono obbligato al conseguimento di una “Certificazione rilasciata dal CONI”?
Una lettura ed una ricerca su Google rileva, come spesso accade, vi siano due scuole di pensiero: coloro che affermano che per l’esercizio dell’attività di istruttore sportivo occorra una “qualifica” e chi, al contrario, sostiene non occorra nessuna certificazione.
Cerchiamo di fare chiarezza:
Il compenso ex art. 67 e 69 del D.P.R. 917/86 (redditi diversi per sportivi dilettanti) non prevede il possesso di qualsivoglia qualifica o certificazione.
“ le indennita’ di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalita’ dilettantistiche, e quelli erogati nell’esercizio diretto di attivita’ sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalita’ sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di societa’ e associazioni sportive dilettantistiche;
Oltremodo, la norma non parla solo di compensi, ma anche di rimborsi forfetari, indennità, premi,ecc. Inoltre tale pagamento può riguardare diverse tipologie di prestazioni svolte a favore di una ASD/SSD : non solo a favore degli istruttori ma anche a favore di collaboratori amministrativi, dirigenti, giudici di gara, ecc.
Vieppiù; la promozione e la organizzazione della pratica sportiva, in Italia, è demandata al CONI e attuata attraverso l’attività promossa dalle FSN e dagli EPS. Ciò avviene per specifica delega contenuta nel Decreto Legislativo 23/07/1999 n. 242 (il decreto Melandri)
NOTA BENE: il Coni non ha mai emanato un Regolamento che disciplinasse la attività degli Istruttori (titoli di accesso, qualifiche, mansioni, ecc) limitandosi esclusivamente a promuovere iniziative di formazione (SNAC) o collaborazioni con Università.
Quindi, ad oggi, l’unico Ente che avrebbe dovuto promuovere la regolamentazione del settore tecnico, cioè il CONI, non ha mai promulgato alcun atto normativo in tal senso.
Per quanto sopra, su esplicito mandato conferito dal CONI medesimo le Federazioni Sportive e gli Enti di Promozione sportiva hanno promulgato “regolamenti interni”. Ad esempio la F.I.G.C. individua i percorsi formativi e i titoli per qualificarsi istruttori o allenatori di Calcio secondo classi e categorie; egual percorso è stato individuato dalla F.I.T, dalla FIPAV, dalla FIP, ecc.
Per quanto riguarda un vero e proprio “mansionario” alcune FSN hanno adottato dei Regolamenti (F.C.I. con delibera del 21.6.2017; F.I.R. con delibera del 22.08.2017 e F.G.I. con delibera del 30.10.2017) cui devono fare riferimento i propri tecnici tesserati
Deve, però, precisarsi che le qualifiche conseguite al termine di corsi organizzati da Federazioni Sportive ed Enti di promozione sportiva hanno valore solo proprio ambito. Pertanto norme, direttive e obblighi formativi sono circoscritti ai soli propri tesserati senza alcun valore “erga omnes”. Solo il percorso formativo definito SNAC dal CONI ha tale peculiarità.
Per quanto sopra, giacchè Il CONI non ha definito quali siano le attività da considerarsi necessarie al raggiungimento degli scopi istituzionali e autorizzate all’utilizzo di cui agli artt. 67 e 69 del D.P.R. 917/86 (rimborsi, premi, compensi sportivi dilettanti) e la stessa norma tributaria (cifr artt. 67 e 69) non contiene alcun riferimento, appare chiaro che i predetti pagamenti non necessitano di alcun titolo e/o diploma specifico.
Unica nota di riferimento è che tali pagamenti devono essere correlati alla pratica di una disciplina sportiva dilettantistica cosiccome qualificata dal CONI nella delibera del 14 febbraio 2017 e successive modifiche ed integrazioni
Infine vorrei trattare anche di una particolare specifica che riguarda il mondo dello SPORT: la legislazione regionale.
Nei diversi dibattiti, infatti, molta confusione è ingenerata da particolare normative promulgate da alcune regioni (Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, ecc) che parrebbero smentire quanto sopra affermato.
Fin da subito ricordo ai lettori, come superiormente esposto, che il Decreto Melandri ha conferito la competenza a disciplinare l’attività sportiva solo al CONI e che quindi le Regioni possono legiferare solo per attività residua (A ciò si affiancano le competenze attribuite alle Regioni affidate dalla legge 549/95, art.2, comma 46, lettera b; legge 59/97, art. 7; Dlg 31/03/98 n. 112; fino ad arrivare alle recenti modifiche dell’art. 117 della Costituzione, per cui, allo stato attuale, la materia dello sport è “a legislazione concorrente” tra Stato e Regioni).
Ma cosa significa, in breve, attività concorrente??
Significa che lo Stato individua le linee guida e che le Regioni possono legiferare solo all’interno delle linee guida ovvero, nei casi in cui esiste un vuoto legislativo da parte dello stato (cioè in quelle materie che sono demandate per la norma costituzionale ed elencate nell’art.117 della Costituzione ed allorquando lo Stato non ha disciplinato fissato alcuna linea guida o legge quadro).
Pertanto, in attuazione della Legge Melandri, lo Stato ha individuato una precisa competenza in materia sportiva al CONI e quindi sottratto gran parte del potere legislativo alle Regioni.
Le Regioni potranno, pertanto, regolamentare tutte le attività sportive residuali che svolgano attività al di fuori di quella indetta e/o organizzata dalle FSN o dagli EPS. Oltremodo la lettura delle diverse legislazioni regionali conferma questa tesi giacchè, con esclusione della L.R. Lombardia che sul punto ha omesso di promuovere il Regolamento attuativo della sezione dedicata agli impianti sportivi disciplinando solo gli Sport di montagna, contengono norme di salvaguardia a favore del CONI.