La responsabilità del Presidente e degli amministratori nelle associazioni sportive non riconosciute. Obbligazioni e debiti tributari.

Una delle domande più frequenti che pongono gli associati quando entrano a far parte di un gruppo sportivo, è la seguente : Chi risponde, nella associazione sportiva dilettantistica, priva di personalità giuridica, delle insolvenze verso i creditori (cc.dd. debiti), ovvero, in caso di verifiche o contestazioni, delle sanzioni tributarie?
La questione non è di scarsa rilevanza in quanto il presidente, ovvero gli associati, potrebbero essere chiamati a rispondere personalmente, e quindi con i propri beni, dei debiti associativi.
La previsione normativa riferita al suesposto quesito è contenuta nell’ art. 38 del Codice Civile, che prevede:
Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune.
Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente[1292 ss.] le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione.

La norma specifica, pertanto, la responsabilità personale dei soggetti che hanno agito in nome e per conto della associazione non riconosciuta, laddove il patrimonio della medesima sia insufficiente al pagamento di tutti i debiti, anche di quelli tributari. Tale responsabilità, però, non riguarda tutti i componenti della associazione ma è riferita solo verso coloro che agiscono in nome e per conto della associazione, indipendentemente dal fatto che siano titolari di cariche sociali. Essa non si configura come un debito proprio, ma come una forma di fideiussione (garanzia) disposta a tutela dei terzi (nelle obbligazioni) o dello stato (debiti tributari).
Sono copiose le pronunce della Corte di Cassazione riferite alla responsabilità personale degli amministratori prevista dall’art.38 del codice civile. Tali sentenze, oramai in senso univoco, hanno negato l’automatismo della responsabilità del presidente o del rappresentante legale. Esse, infatti, stabiliscono che la responsabilità personale e solidale prevista dall’art.38 del codice civile di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione, non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell’associazione stessa, bensì all’attività negoziale concretamente svolta per suo conto.
Il suddetto principio, sempre per la Cassazione (vedi per tutte Cass. 16344/08), si applica anche ai debiti di natura tributaria. Infatti i debiti d’imposta non sorgono su base negoziale, ma “ex lege” (cioè di diritto) al verificarsi del relativo presupposto, eppertanto sarà chiamato a risponderne solidalmente, tanto per le sanzioni pecuniarie quanto per il tributo non corrisposto, colui che, in ragione del ruolo rivestito, abbia condotto la gestione della associazione nel periodo considerato.

Per quanto sopra, pertanto, è d’uopo specificare che la giurisprudenza della Cassazione ha chiarito che la responsabilità personale e solidale, prevista dal prefato art. 38 del codice civile, non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell’associazione, bensì verso colui che ha svolto concretamente l’attività negoziale ed agito in nome di essa.
Pertanto, anche se si constata che l’amministrazione finanziaria sia solita invocare, la responsabilità del rappresentante legale della A.S.D. non riconosciuta in carica all’epoca delle violazioni contestate (nel caso vengano ingiunti pagamenti di maggiori imposte e/o sanzioni) si deve constatare che su di Essa incombe l’onere di provare l’esistenza di un nesso di causalità tra la condotta e l’insorgere dei debiti tributari. Cioè, nel concreto, deve dimostrare il comportamento effettivo del dirigente e la Sua responsabilità.